Allora, lì seduti sulla panchina, ci fu un attimo di imbarazzo. Ma, stranamente, Mario decise di rompere il ghiaccio.
"E' una bella giornata, vero?" - disse.
La donna annuì e lo guardò sorpresa ed emozionata.
"Sì, le prime giornate di primavera sono le mie preferite." - aggiunse lei.
Mario non sapeva come continuare quella banale conversazione, ma questa volta aveva uno scopo e doveva tentare di tenerla viva.
"Viene spesso a passeggiare?"
"Sì, quasi tutti i giorni a quest'ora.
"Anch'io. E' la cosa che aspetto di più in ogni mia giornata. Mi dà conforto, mi distende." - rispose lui.
"Beh, allora, potremmo fare due passi insieme. Le va?"
Lui non se lo fece ripetere, pur temendo di non saper reggere il peso di una conversazione che non aveva più l'abitudine di fare con nessuno.
Si avviarono verso il Caffè delle Mura. Lentamente, con Peppe tra di loro.
La donna era molto loquace, così il tempo passò e Mario non si stancò troppo a trovare argomenti.
Arrivarono di fronte al Caffè e dalla bocca di Mario uscirono queste parole:
"Vuole accettare un invito a cena, a casa mia? Non sono un grande cuoco, ma se si accontenta...."
Le parole sorpresero persino Mario, che arrossì visibilmente. Se le sarebbe volute rimangiare. Ma ormai era fatta.....
La donna rimase un momento perplessa. Non si aspettava da un tipo come quello una proposta così.
Ma, a sorpresa, disse:
"Sa, anch'io vivo sola e mi sento sola, credo come lei. Ed il mio carattere non mi ha permesso di incontrare molte persone. In genere, non trovo mai il coraggio di cambiare le cose e di accettare novità. Ed è proprio per questo che oggi vorrei accettare con piacere il suo cortese invito. Ho voglia di aprirmi un po' di più al mio prossimo. Certo. Vengo volentieri. Quando? Faccia lei."
Mario non si aspettava un commento del genere...Ma ne fu contento e terrorizzato, al tempo stesso.
Come avrebbe fatto a sostenere la situazione? Ma aveva avuto quello che cercava.
"Va bene sabato sera, verso le sette?" aggiunse lui.
"Perfetto! Ci sarò. Poi, mi darà il suo indirizzo." cinguettò la donna.
Lei si chiamava Bianca.
Mario, da questo momento si sarebbe preparato all'incontro. Da ogni punto di vista.
lunedì 5 marzo 2012
domenica 4 marzo 2012
Lucio Dalla live a Radio2 SuperMax - YouTube
Lucio Dalla live a Radio2 SuperMax - YouTube
Oggi, giorno dell'ultimo saluto a Lucio, volevo inserire nel blog questa bellissima canzone.
Penso che, per tutti quelli che lo hanno amato, sia una perdita importante...
Ma la sua musica, che è stata grande, sopravviverà per sempre, per tutti.
Ciao, Lucio
Oggi, giorno dell'ultimo saluto a Lucio, volevo inserire nel blog questa bellissima canzone.
Penso che, per tutti quelli che lo hanno amato, sia una perdita importante...
Ma la sua musica, che è stata grande, sopravviverà per sempre, per tutti.
Ciao, Lucio
venerdì 2 marzo 2012
Lucca - città dalle 100 chiese
| San Michele |
| Angelo sulla chiesa di San Michele |
| Madonna sulla facciata di San Michele |
| San Giovanni |
| San Martino (la Cattedrale) |
| San Martino |
| Statua di San Martino a cavallo sulla facciata della Cattedrale |
| San Giusto |
| particolare del Portale di San Giusto |
| San Michele |
| Santa Maria Forisportam |
| piazzetta del Conservatorio (forse chiesa di Santa Giulia..) |
NOZZANO CASTELLO - Lucca
Ieri, complice il sole splendente, ho fatto un giro a pochi chilometri di distanza da Lucca. Sono andata nel paesino di Nozzano, di chiare origini medioevali. Conserva parte, come vedete di un castello e delle sue Mura. E' posto su una collinetta da cui si ha una bella vista sulla campagna circostante.
Eccolo.
Eccolo.
martedì 28 febbraio 2012
IL RICORDO DI BERENICE - quarta puntata
Quando aprì gli occhi, il mattino dopo, si sentiva bene. Aveva voglia di alzarsi e prepararsi il solito caffè, ma aveva anche fame.
Dopo una visita in bagno, andò diretto in cucina, meravigliandosi della forza e della strana positività che si sentiva dentro.
E poi, si ricordò. Il sorriso non l'aveva mai abbandonato. Persino durante la notte l'aveva sognato.
Si disse che nel pomeriggio sarebbe andato a sedersi su quella panchina davanti al laghetto ed avrebbe atteso. Una specie di frenesia lo prese. Erano anni che non provava quei sentimenti. Erano anni che non provava sentimenti.
Dopo il caffè, bevuto in compagnia di Peppe, cominciò a sbrigare quelle poche commissioni che un uomo solo aveva da fare. Mise un po' in ordine, fece una lavatrice, pulì il bagno. Aveva voglia di mettere un po' a posto nella sua casa e, forse, nelle sue giornate vuote.
Mentre stava spolverando il comò, si ricordò della foto vista il giorno prima ed ebbe voglia di tornare ad osservarla.
Aprì il cassetto e gli occhi della donna erano lì. Un tuffo al cuore. Prese con le dita tremolanti la foto ed ebbe l'impulso di baciarla. Quella ragazza d'altri tempi non era mai uscita dal suo cuore. Nessun evento della sua vita aveva cancellato il suo ricordo. Riaprì gli occhi, dopo quel bacio delicato ed ammirò ancora quel viso sorridente. Gli mancava ancora.
In tempi passati, aveva avuto la tentazione di non sopravviverle, ma gli eventi e la mancanza di coraggio lo avevano trattenuto. Così, lui era ancora lì, nonostante tutto.
Accuratamente, rimise la foto amata nel cassetto ed il buio calò di nuovo su quel viso.
Come avrebbe passato il tempo che intercorreva prima di tornare su quella panchina? Un senso di vuoto lo assalì. Decise di andare a pagare qualche conto arretrato, lasciato qua e là per negozi. I soldi erano misurati, ma, tirando un po' sui conti, ce la poteva fare.
Ordine, mettere ordine.
Uscì e, a piedi, si avviò nelle botteghe che aspettavano che lui saldasse i suoi debiti.
A fatica, ma arrivarono le tre, ora della sua passeggiata sulle Mura con Peppe. Eseguiti i soliti riti della partenza, finalmente, arrivò alla salita delle Mura. La panchina era là, vicina. Peppe si fece trasportare là e si lasciò accomodare gentilmente accanto a Mario.
Ma ecco, come un miraggio, un'altra persona abitudinaria. La donna del giorno prima, che arrivava a passo svelto e con aria allegra.
Mario la vide e le fece un cenno di saluto con la testa. La donna si avvicinò, si sedette e gli sorrise.
Ora finalmente Mario capì. Quel sorriso lo conosceva. Apparteneva ai suoi ricordi. Come? Non riuscì a capirlo subito, ma realizzò questo: quel sorriso gli apparteneva.
Dopo una visita in bagno, andò diretto in cucina, meravigliandosi della forza e della strana positività che si sentiva dentro.
E poi, si ricordò. Il sorriso non l'aveva mai abbandonato. Persino durante la notte l'aveva sognato.
Si disse che nel pomeriggio sarebbe andato a sedersi su quella panchina davanti al laghetto ed avrebbe atteso. Una specie di frenesia lo prese. Erano anni che non provava quei sentimenti. Erano anni che non provava sentimenti.
Dopo il caffè, bevuto in compagnia di Peppe, cominciò a sbrigare quelle poche commissioni che un uomo solo aveva da fare. Mise un po' in ordine, fece una lavatrice, pulì il bagno. Aveva voglia di mettere un po' a posto nella sua casa e, forse, nelle sue giornate vuote.
Mentre stava spolverando il comò, si ricordò della foto vista il giorno prima ed ebbe voglia di tornare ad osservarla.
Aprì il cassetto e gli occhi della donna erano lì. Un tuffo al cuore. Prese con le dita tremolanti la foto ed ebbe l'impulso di baciarla. Quella ragazza d'altri tempi non era mai uscita dal suo cuore. Nessun evento della sua vita aveva cancellato il suo ricordo. Riaprì gli occhi, dopo quel bacio delicato ed ammirò ancora quel viso sorridente. Gli mancava ancora.
In tempi passati, aveva avuto la tentazione di non sopravviverle, ma gli eventi e la mancanza di coraggio lo avevano trattenuto. Così, lui era ancora lì, nonostante tutto.
Accuratamente, rimise la foto amata nel cassetto ed il buio calò di nuovo su quel viso.
Come avrebbe passato il tempo che intercorreva prima di tornare su quella panchina? Un senso di vuoto lo assalì. Decise di andare a pagare qualche conto arretrato, lasciato qua e là per negozi. I soldi erano misurati, ma, tirando un po' sui conti, ce la poteva fare.
Ordine, mettere ordine.
Uscì e, a piedi, si avviò nelle botteghe che aspettavano che lui saldasse i suoi debiti.
A fatica, ma arrivarono le tre, ora della sua passeggiata sulle Mura con Peppe. Eseguiti i soliti riti della partenza, finalmente, arrivò alla salita delle Mura. La panchina era là, vicina. Peppe si fece trasportare là e si lasciò accomodare gentilmente accanto a Mario.
Ma ecco, come un miraggio, un'altra persona abitudinaria. La donna del giorno prima, che arrivava a passo svelto e con aria allegra.
Mario la vide e le fece un cenno di saluto con la testa. La donna si avvicinò, si sedette e gli sorrise.
Ora finalmente Mario capì. Quel sorriso lo conosceva. Apparteneva ai suoi ricordi. Come? Non riuscì a capirlo subito, ma realizzò questo: quel sorriso gli apparteneva.
giovedì 23 febbraio 2012
LUCCA in febbraio
Ancora qualche foto in libertà, passeggiando per la città.
| Il Duomo di San Martino |
| uno dei leoni che "circolano" sulle Mura |
| Via dei Fossi |
| via dei Fossi |
| una panchina delle Mura |
| scorcio delle Mura |
| i colori dei prati delle Mura |
| laghetto dell'Orto Botanico |
| interno dell'ex chiostro di San Micheletto |
| fontana di San Micheletto |
lunedì 20 febbraio 2012
IL RICORDO DI BERENICE - terza puntata
Arrivò a casa alle cinque in punto. Come sempre.
Mise la chiave nella toppa ed aprì la pesante porta. Appoggiò la gabbietta vicino alla finestra, su un vecchio tavolinetto.
Si tolse il cappotto e lo attaccò. Gesti che faceva tutti i giorni e che, da una parte, lo rassicuravano, dall'altra lo condannavano alla solita monotonia.
Si sedette sul divanetto che lui copriva con un telo stampato, a fiori. Sua madre glielo aveva dato anni fa. Era un ricordo degli anni passati, quando lui era un ragazzino.
Accanto a lui c'era la radio. La accese sulla sua stazione preferita. Una cosa che a lui piaceva: la musica classica. Maria Callas, con la sua voce cristallina e la sua personalità forte e fragile, lo incantava
Si rilassò per un momento. E fu così che l'immagine della donna incontrata sulle Mura gli tornò alla mente. Non le aveva nemmeno chiesto come si chiamava. Ma, in qualche insondabile modo, lo aveva colpito.
Si fece cullare dal sorriso confortante di lei e dalla sua voce.
Dopo quel breve riposo, si alzò per prepararsi la cena. Cenava presto, verso le sei e mezzo. Così poteva vedere qualche quiz in televisione e poi andarsene a letto.
Aprì il frigo. Erano rimaste poche cose. Lui odiava cucinare, ma era solo e non poteva far a meno di mangiare qualcosa. Trovò il tonno e prese i fagioli dalla dispensina accanto alla cucina. La cena c'era. Il pane: quello del giorno prima. Non avrebbe avuto molto da fare, si disse.
Quindi, dedicò qualche momento a dare a Peppe il suo mangime ed anche un po' di erbette che aveva raccolto sulle Mura. Peppe lo guardò incuriosito. Poi, timidamente si avvicinò alle erbette.
Mario mise la tovaglietta sul tavolino che stava proprio davanti al televisore. Nel passare davanti allo specchio si guardò. Era un uomo triste. Senza vita. Era già quasi morto e se ne rendeva conto.
Ebbe di nuovo, forse per contrasto, la stessa immagine del sorriso radioso della donna. Pensò che, forse, avrebbe avuto bisogno ancora di quel momento. Avrebbe voluto avere quella donna lì, solo per vederla sorridere. Non era importante quello che diceva. Per la prima volta, dopo anni, sentiva il bisogno di un gesto amabile come quello. Si meravigliò di sè. Che era successo?
Per porre fine a quella nostalgia mista alla frenesia provocata dal ricordo, si disse che il giorno seguente avrebbe cercato quella donna sulle Mura e si sarebbe seduto sulla stessa panchina per aspettarla. Se la fortuna lo avesse aiutato, sarebbe riuscito nel suo intento.
Ma lui non credeva nella fortuna. Solo nel caso.
Preparò la tavola, con misere cose, rovesciò il tonno ed i fagioli nel piatto. Si tagliò una fetta di pane. Si versò un po' di vino, allungato con l'acqua ed iniziò a mangiare, guardando il suo gioco in tv.
Aveva rimandato al giorno dopo tutte le sue aspettative.
Mise la chiave nella toppa ed aprì la pesante porta. Appoggiò la gabbietta vicino alla finestra, su un vecchio tavolinetto.
Si tolse il cappotto e lo attaccò. Gesti che faceva tutti i giorni e che, da una parte, lo rassicuravano, dall'altra lo condannavano alla solita monotonia.
Si sedette sul divanetto che lui copriva con un telo stampato, a fiori. Sua madre glielo aveva dato anni fa. Era un ricordo degli anni passati, quando lui era un ragazzino.
Accanto a lui c'era la radio. La accese sulla sua stazione preferita. Una cosa che a lui piaceva: la musica classica. Maria Callas, con la sua voce cristallina e la sua personalità forte e fragile, lo incantava
Si rilassò per un momento. E fu così che l'immagine della donna incontrata sulle Mura gli tornò alla mente. Non le aveva nemmeno chiesto come si chiamava. Ma, in qualche insondabile modo, lo aveva colpito.
Si fece cullare dal sorriso confortante di lei e dalla sua voce.
Dopo quel breve riposo, si alzò per prepararsi la cena. Cenava presto, verso le sei e mezzo. Così poteva vedere qualche quiz in televisione e poi andarsene a letto.
Aprì il frigo. Erano rimaste poche cose. Lui odiava cucinare, ma era solo e non poteva far a meno di mangiare qualcosa. Trovò il tonno e prese i fagioli dalla dispensina accanto alla cucina. La cena c'era. Il pane: quello del giorno prima. Non avrebbe avuto molto da fare, si disse.
Quindi, dedicò qualche momento a dare a Peppe il suo mangime ed anche un po' di erbette che aveva raccolto sulle Mura. Peppe lo guardò incuriosito. Poi, timidamente si avvicinò alle erbette.
Mario mise la tovaglietta sul tavolino che stava proprio davanti al televisore. Nel passare davanti allo specchio si guardò. Era un uomo triste. Senza vita. Era già quasi morto e se ne rendeva conto.
Ebbe di nuovo, forse per contrasto, la stessa immagine del sorriso radioso della donna. Pensò che, forse, avrebbe avuto bisogno ancora di quel momento. Avrebbe voluto avere quella donna lì, solo per vederla sorridere. Non era importante quello che diceva. Per la prima volta, dopo anni, sentiva il bisogno di un gesto amabile come quello. Si meravigliò di sè. Che era successo?
Per porre fine a quella nostalgia mista alla frenesia provocata dal ricordo, si disse che il giorno seguente avrebbe cercato quella donna sulle Mura e si sarebbe seduto sulla stessa panchina per aspettarla. Se la fortuna lo avesse aiutato, sarebbe riuscito nel suo intento.
Ma lui non credeva nella fortuna. Solo nel caso.
Preparò la tavola, con misere cose, rovesciò il tonno ed i fagioli nel piatto. Si tagliò una fetta di pane. Si versò un po' di vino, allungato con l'acqua ed iniziò a mangiare, guardando il suo gioco in tv.
Aveva rimandato al giorno dopo tutte le sue aspettative.
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