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sabato 19 ottobre 2013

Jorge Luis Borges - Se potessi di nuovo vivere la mia vita

Se potessi vivere di nuovo la mia vita - Jorge Luis Borges


Se potessi vivere di nuovo la mia vita.
Nella prossima cercherei di commettere più errori.
Non cercherei di essere così perfetto, mi rilasserei di più.
Sarei più sciocco di quanto non lo sia già stato,
di fatto prenderei ben poche cose sul serio.
Sarei meno igienico.

Correrei più rischi,
farei più viaggi,
contemplerei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei in più fiumi.

Andrei in più luoghi dove mai sono stato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali, e meno problemi immaginari.

Io fui uno di quelli che vissero ogni minuto
della loro vita sensati e con profitto;
certo che mi sono preso qualche momento di allegria.

Ma se potessi tornare indietro, cercherei
di avere soltanto momenti buoni.
Chè, se non lo sapete, di questo è fatta la vita,
di momenti: non perdere l'adesso.

Io ero uno di quelli che mai
andavano da nessuna parte senza un termometro,
una borsa dell'acqua calda,
un ombrello e un paracadute;
se potessi tornare a vivere, vivrei più leggero.

Se potessi tornare a vivere
comincerei ad andare scalzo all'inizio
della primavera
e resterei scalzo fino alla fine dell'autunno.

Farei più giri in calesse,
guarderei più albe,
e giocherei con più bambini,
se mi trovassi di nuovo la vita davanti.

Ma vedete, ho 85 anni
e so che sto morendo.



giovedì 21 marzo 2013

La giornata mondiale della poesia


Oggi, ho sentito per radio, é la giornata mondiale della poesia.

Per questo, ho scelto un componimento di Salvatore Quasimodo.
Sono ricordi lontani, della scuola media, quando, il mio professore preferito di tutti i tempi, ci leggeva le poesie in classe, in un modo che mi colpiva così tanto che le ricordo ancora.
Tra queste, molte erano di Quasimodo, come degli altri grandi poeti del novecento, italiani e stranieri.
E' stato lui a farmi amare la poesia.

Alle fronde dei salici

E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull'erba dura di ghiaccio, al lamento
d'agnello dei fanciulli, all'urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.


Salvatore Quasimodo



martedì 12 marzo 2013

Pablo Neruda

Una poesia che é un inno alla quiete. Quella di cui abbiamo bisogno.
La lascio in lingua originale (e una traduzione in inglese).


A callarse
Ahora contaremos doce
y nos quedamos todos quietos.

Por una vez sobre la tierra
no hablemos en ningun idioma,
por un segundo detengamonos,
no movamos tanto los brazos.

Seria un minuto fragante,
sin prisa, sin locomotoras,
todos estariamos juntos
en una inquietud instantanea.

Los pescadores del mar frio
no harian danio a las ballenas
y el trabajador de la sal
miraria sus manos rotas.

Los que preparan guerras verdes,
guerras de gas, guerras de fuego,
victorias sin sobrevivientes,
se pondrian un traje puro
y andarian con sus hermanos
por la sombra, sin hacer nada.

No se confunda lo que quiero
con la inaccion definitiva:
la vida es solo lo que se hace,
no quiero nada con la muerte.

Si no pudimos ser unanimes
moviendo tanto nuestras vidas,
tal vez no hacer nada una vez,
tal vez un gran silencio pueda
interrumpir esta tristeza,
este no entendernos jamas
y amenazarnos con la muerte,
tal vez la tierra nos ensenie
cuando todo parece muerto
y luego todo estaba vivo.

Ahora contare hasta doce
y tu te callas y me voy.


Keeping quiet

And now we will count to twelve
and we will all keep still.

For once on the face of the earth
let’s not speak in any language,
let’s stop for one second,
and not move our arms so much.

It would be an exotic moment
without rush, without engines,
we would all be together
in a sudden strangeness.

Fisherman in the cold sea
would not harm whales
and the man gathering salt
would not look at his hurt hands.

Those who prepare green wars,
wars with gas,
wars with fire,
victory with no survivors, would put on clean clothes
and walk about with their brothers
in the shade, doing nothing.

What I want should not be confused
with total inactivity.
(Life is what it is about,
I want no truck with death.)

If we were not so single-minded
about keeping our lives moving,
and for once could do nothing, perhaps a huge silence
might interrupt this sadness
of never understanding ourselves
and of threatening ourselves with death.

Perhaps the earth can teach us
as when everything seems dead
and later proves to be alive.

Now I’ll count up to twelve,
and you keep quiet and I will go.

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sabato 26 gennaio 2013

Boris Vian - Il Disertore

Il disertore
10 febbraio 2003 - Boris Vian

In piena facoltà
egregio presidente
le scrivo la presente
che spero leggerà.

La cartolina qui
mi dice terra terra
di andare a far la guerra
quest'altro lunedì

Ma io non sono qui
egregio presidente
per ammazzar la gente
più o meno come me

Io non ce l'ho con lei
sia detto per inciso
ma sento che ho deciso
e che diserterò.

Ho avuto solo guai
da quando sono nato
i figli che ho allevato
han pianto insieme a me.

Mia mamma e mio papà
ormai son sotto terra
e a loro della guerra
non gliene fregherà.

Quand'ero in prigionia
qualcuno mi ha rubato
mia moglie e il mio passato
la mia migliore età.

Domani mi alzerò
e chiuderò la porta
sulla stagione morta
e mi incamminerò.

Vivrò di carità
sulle strade di Spagna
di Francia e di Bretagna
e a tutti griderò.

Di non partire più
e di non obbedire
per andare a morire
per non importa chi.

Per cui se servirà
del sangue ad ogni costo
andate a dare il vostro
se vi divertirà.

E dica pure ai suoi
se vengono a cercarmi
che possono spararmi
io armi non ne ho.


lunedì 2 maggio 2011

Eugenio Montale -poeta

Passeggiando per Monterosso, nelle 5 Terre, avevo trovato (come si vede nelle foto che ho messo nel blog) una "insegna" di pietra che citava appunto parte di una sua poesia.
Montale ha vissuto per un periodo a Monterosso e si può capire che il luogo, i profumi, i colori ed anche le scale lo abbiano ispirato.

Ecco il testo completo, di cui non sono sicura sul titolo.....

"Ho sceso, dandoti il braccio, almeno milioni di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro viaggio.
Il mio dura tuttora, nè più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perchè con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perchè sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.
Eugenio Montale


domenica 9 gennaio 2011

SANDRO PENNA

Sto leggendo una raccolta di poesie di questo grande, ma forse un po' dimenticato, poeta.
L'ho comprato qualche settimana fa, in ricordo delle sue poesie che il mio professore di Italiano delle scuole medie ci leggeva in classe.
Devo dire che penso spesso a quel professore, di nome Enrico Ramundo, che per me è stato il mio preferito, un professore anticonvezionale, diverso da tutti, forte, ma sensibile, spiritoso, intelligente. Un professore che mi ha fatto amare la letteratura e la poesia più di ogni altro. Lui era il primo, vero appassionato.

Mi piacerebbe molto ricontrarlo. E parlare un po'.

Sandro Penna è nato a Perugia nel 1906 e morto a Roma nel 1977.

Vi voglio ricopiare qualche breve sua poesia:

"Mentre noi siamo qui, fra consuete cose sepolti, -
è sul mondo la luna
e bagna il canto ai contadini. Quete
ascoltano le siepi.
Il fondo ascolto
della mia vita a quel lume di luna."


"Io vivere vorrei addormentato
entro il dolce rumore della vita."


"Lungo il vecchio sobborgo
non vive malinconia.
Vivono gli stracci una vita gentile
indorati dal sole. E così sia."


"Giunto fra un incrociar di lenti carri,
stetti fra un indugiar di lenti affetti.
Sotto il cielo mirando i caldi tetti
esitavo nel sole fra i ramarri."




Sandro Penna con, credo, Pasolini


Sandro Penna